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Gli animali hanno bisogno di spazi vitali
Immaginiamoci un paese in guerra, che è appena stato invaso da truppe nemiche: case distrutte, persone in fuga che vengono inseguite dai carri armati; morti e feriti che giacciono ovunque; le scorte alimentari sono state saccheggiate; è tutto un mondo che crolla. Sicuramente proviamo compassione per queste persone.
Anche i caprioli hanno una storia simile. Anch’essi preferiscono vivere in aperta campagna, nutrendosi di gemme fresche, o dei germogli dei cespugli o degli alberi. I piccoli vengono al mondo nei campi e sono minacciati da pericoli simili a quelli che incombono sulle lepri. E’ soprattutto la caccia che li rende timorosi e li spinge all’interno dei boschi, che lasciano solitamente solo nelle tarde ore serali. Non ci si dovrebbe dimenticare di questo quando ci si lamenta che gli animali mangiano i germogli delle piante più giovani nelle foreste. Gli esperti fanno presente che la fuga frequente degli animali comporta un maggiore dispendio di energia che provoca, a sua volta, ulteriore fabbisogno di cibo. Tuttavia, il bosco non è soltanto un luogo di rifugio, ma lo spazio vitale naturale
Tuttavia, il bosco non è soltanto un luogo di rifugio, ma lo spazio vitale naturale per due terzi di tutte le specie di animali. Il più grande animale selvatico che vive in Germania, il cervo rosso, vaga nei boschi soprattutto nella zona delle Alpi, nella Foresta Nera e nei territori dell’Harz e dello Spessart. Questi animali maestosi hanno bisogno di ampi spazi: tra la residenza estiva in cui la madre mette al mondo il cerbiatto, e quella invernale in cui porta il piccolo con sé, possono esserci più di quaranta chilometri di distanza.
Anche il cinghiale non si trova in una situazione migliore del cervo rosso. Anche i cinghiali dipendono da zone boscose di grandi dimensioni, soprattutto boschi misti di querce e faggi, i cui semi costituiscono il mangime migliore per lo “Schwarzwild” (come viene definito il cinghiale in gergo venatorio in Germania, ndt.). Per questo motivo, i cinghiali si spostano tra boschi e campagne per sfruttare l’offerta di cibo di entrambi. Preferiscono campi di cereali maturi e di patate, e per questo non sono amati dagli agricoltori, anche se questi ultimi ricevono un risarcimento che compensa questa “raccolta anticipata” dei cinghiali. Come specialità locali del bosco si trovano ghiande di faggio e di quercia, larve, lombrichi, radici e cadaveri di animali. In fondo, i cinghiali, insieme alle volpi, svolgono un ruolo di “polizia sanitaria” per la salute del bosco; sono sempre in servizio, anche come aiuto al sottobosco, smuovendo il terreno con i loro poderosi nasi. Portano alla luce l’humus ricoperto da grandi strati di fogliame, sotto il quale i germogli di querce e di faggi, privi di aria fresca, soffocherebbero. In questo modo i cinghiali impediscono che la superficie del terreno diventi compatta e stimolano il rinnovamento della vegetazione arborea.
In modo altrettanto fiducioso, e presumibilmente giocoso, si comporterebbe anche l’abitante del bosco più timoroso, se ne avesse la possibilità: la volpe. Né la sua bellezza, né la sua rinomata furbizia, né la sua velocità riescono a salvarla dal fatto che ogni anno 300.000 esemplari della sua specie vengano uccisi a fucilate, strangolati da trappole o gassati nelle loro tane. La primitiva sfrenatezza assassina dei cacciatori nei confronti della volpe, che tanto odiano come animale da preda e concorrente, quanto amano come oggetto della loro passione omicida, raggiunge il suo apice. Non c’è da meravigliarsi che non si veda più una volpe in giro.
Quando fiuta l’odore dell’uomo, essa fiuta anche l’odore della morte; in un caso così, chi non sarebbe quindi prudente? E a chi non verrebbe in mente di gustarsi ogni tanto qualcosa nella stalla del pericoloso predatore uomo? Simili modelli di comportamento smentiscono i libri di testo convenzionali sulla ricerca comportamentale. Questo vale soprattutto per il presunto grande pericolo della rabbia, con cui i cacciatori cercano di giustificare la loro cieca e crudele persecuzione alla volpe.
Inoltre, la volpe si nutre molto meno di pollame di quanto voglia far credere una famosa canzone tedesca per bambini. Nel suo ambiente si mette alla caccia di conigli e topi, ma si accontenta anche di lombrichi e di cadaveri di altri animali; ama i frutti di ogni genere, ma solo se sono dolci abbastanza; non a caso una favola la collega ad essi. Le bacche mature dei boschi le forniscono l’energia per i suoi percorsi chilometrici che comincia a compiere in estate avanzata. La sua mobilità e capacità d’adattamento ad ogni situazione le hanno permesso di sopravvivere ad ogni campagna di sterminio rivolta nei suoi confronti. Le volpi conducono una vera vita familiare e apprezzano la comunicazione con i loro simili e, come già detto, perfino con gli uomini, se questi sono pacifici.
Nei boschi dell’Europa centrale vivevano un tempo anche lupi e orsi, linci e gatti selvatici, uri e bisonti. Sono spariti praticamente tutti. Gli ultimi uri morirono già durante la guerra dei trent’anni in Polonia sotto le pallottole dei soldati francesi.11 Riguardo alla strage degli orsi, in una litografia del museo tedesco della caccia viene riportato con orgoglio: “Ultimo orso della Baviera - Abbattuto nell’ottobre 1835, steso su un carro; dietro a lui colui che lo ha ucciso insieme al suo compagno di caccia, mentre lo trasportano a casa in trionfo.”
Gli ultimi lupi indigeni furono uccisi alla fine del secolo scorso da cacciatori di lupi autorizzati. Anche le linci e altri felini vennero sterminati allo stesso modo - e vengono ora reintrodotti a fatica nell’ambiente. Gli alci oggi si possono trovare solo nelle foreste nordeuropee e singoli bisonti si possono incontrare solamente nella zona di brughiera al confine tra la Bielorussia e la Polonia.
Ci sarebbe ancora molto da dire in merito alle altre innumerevoli specie di animali a cui il bosco offre dimora: martore e scoiattoli, conigli selvatici, ghiri, topi di bosco e molti altri. E cosa sarebbe il bosco senza il canto e il cinguettio degli uccelli, dei fringuelli e delle cinciallegre, senza il verso della ghiandaia e del picchio, senza il richiamo del cuculo, della civetta e del gufo o il canto dell’usignolo? Da non dimenticare sono anche i maggiolini, i lombrichi che vivono nel terreno e tutti i piccoli esseri viventi che preparano l’humus. |
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