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Siete qui: Homepage > La Fondazione Gabriele > L`alito divino soffia anche nella natura e negli animali
Mai fino ad ora l`uomo ha inflitto tanta sofferenza agli animali come ai nostri giorni
Nelle stalle degli allevamenti intensivi, senza la luce del giorno, le vittime della moderna industria della carne conducono un’esistenza di sofferenza in spazi ristrettissimi. Per paura ed aggressività si mutilano a vicenda. I maiali si staccano a morsi le orecchie e la coda, le galline si strappano a vicenda le piume e si beccano a sangue; le galline ovaiole vegetano in gabbie con una superficie più piccola di un foglio formato A4. Per tener sotto controllo l’aggressività degli animali si bruciano i becchi ai polli, si rompono i denti ai maiali e si tagliano le falangi ai galli. Si costringono gli animali a condizioni di vita che li fanno letteralmente impazzire e che richiedono un continuo utilizzo di psicofarmaci ed antibiotici. Ciò nonostante, un terzo delle vittime si ammala e muore mentre si trova ancora nelle stalle..
Alle torture subite negli allevamenti intensivi segue il doloroso trasporto verso il macello. Conosciamo tutti le immagini terribili di vitelli, pecore, cavalli, maiali e pollame ammassati, assetati, sfiniti, feriti gravemente, in agonia o già morti su camion e navi.
Alle torture subite negli allevamenti intensivi segue il doloroso trasporto verso il macello. Conosciamo tutti le immagini terribili di vitelli, pecore, cavalli, maiali e pollame ammassati, assetati, sfiniti, feriti gravemente, in agonia o già morti su camion e navi., Durante il trasporto, il carico vivente è torturato senza pietà dal caldo e dalla sete, dal freddo e dalla fame, dalla paura che lo assale trovandosi in ambienti sconosciuti, dai colpi di bastone e dalle scariche di corrente elettrica. Chi non riesce più a rialzarsi viene caricato con sollevatori e corde e buttato a bordo delle navi. Molti animali arrivano al luogo di destinazione con le ossa rotte, ferite agli occhi ed emorragie.
Nel macello li aspetta il supplizio finale. I volatili, ancora vivi, vengono appesi a nastri trasportatori a testa in giù ed immersi in un bagno d’acqua caricata elettricamente per stordirli prima della macellazione. Bovini e suini dovrebbero essere storditi con pinze elettriche o CO2, ma non di rado questo procedimento non riesce appieno e gli animali si risvegliano e vengono macellati e dissanguati, mentre sono ancora perfettamente coscienti. Un terrore indescrivibile afferra le vittime che vengono pigiate attraverso stretti corridoi per venir stordite e macellate. Si bloccano continuamente e gridano, ma gli animali che seguono, spingono, a loro volta incalzati. Di nuovo si elevano grida, prima della fase di stordimento. I macellai portano cuffie di protezione alle orecchie.
Gli animali che non mangiamo vengono sottoposti a particolari torture nei laboratori scientifici. Li si fa ammalare per testare medicinali; si opera, si trapianta, si amputa, si iniettano veleni direttamente nelle cavità addominali o nei polmoni o si perfora loro il cranio ed il cervello con aghi di metallo. Con queste torture si vuole, per esempio, sperimentare l’effetto di veleni e le reazioni al dolore, cosicché gli animali sono costretti a contorcersi dal dolore, perfettamente coscienti, per ore e giorni. In tutto il mondo vengono uccisi ogni anno 300 milioni di animali per esperimenti fatti nei laboratori. Topi, ratti, uccelli, pesci, conigli, scimmie, cani, gatti, pecore e perfino buoi e cavalli.
E per non risparmiare nessun settore della vita degli animali, ogni anno, solo in Germania, 300.000 cacciatori uccidono 5 milioni d’animali selvatici che vivono in libertà nei boschi, usando trappole, sparando da comode postazioni sopraelevate, con cariche a pallini che bucano dolorosamente la pelle e i nervi delle lepri come un colabrodo, con proiettili ad espansione che strappano le interiora a cinghiali, cerbiatti e cervi, facendoli soffrire con dolori atroci per ore ed ore. L’uomo sguazza nel sangue delle creature sue compagne della creazione per soddisfare la sua avidità di carne e, nel caso della caccia, il suo piacere di uccidere. La maggior parte degli uomini non ci pensa perché crede che, in fondo, gli animali esistono solo per essere uccisi e mangiati (dall’uomo stesso). Così vuole la tradizione, che ci impedisce di riconoscere quale mostruoso regime del terrore viene esercitato dall’uomo arrivista su questa terra nei confrontidi queste creature che, in base alle leggi dell’evoluzione, sono a lui strettamente collegate, quasi come parenti; parenti che hanno occhi con i quali ci osservano, che provano gioia e dolore, che sono cacciati ed uccisi e provano una paura indicibile. Se non avessimo messo a tacere la nostra coscienza, comprenderemmo che si tratta di un crimine collettivo di dimensioni cosmiche che non rimarrà senza conseguenze per lo sviluppo dell’umanità, se essa non cessa di perpetrarlo.
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