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La tradizione non giustifica alcuna crudeltàPer quanto possa apparire così consolidata, la tradizione, in relazione alla storia millenaria dell’ umanità, che è alla base del nostro comportamento mostruoso nei confronti del mondo animale, è in realtà solo un’epoca transitoria, anche se particolarmente crudele, come molte altre che si sono susseguite: come il tempo in cui gli animali venivano bruciati sugli altari, come l’epoca dei sacrifici umani, l’epoca del cannibalismo e della schiavitù. Quest’ultima, in fondo, è stata superata solo con rivolte sanguinose.
Le epidemie degli animali dei nostri giorni possono essere considerate in un certo senso come la rivolta delle creature schiavizzate. Il rapporto tra l’uomo e l’animale ha acquistato una nuova dimensione; esso non è più mortale solo per gli animali, ma comporta il pericolo di morte anche per l’uomo stesso. Siamo di fronte ad un nuovo passo evolutivo, simile al superamento del cannibalismo, della tratta degli schiavi e della repressione delle donne. È sempre stata la tradizione che giustificava i diversi tipi di barbarie, ma ciò era possibile solo nella misura in cui si accettava di mettersi il paraocchi per non riconoscere i principi etici contro i quali si agiva.
Il Nuovo Testamento sostituisce il crudele sacrificio d’animali con “l’agnello sacrificale Cristo” il cui “sacrificio di sangue” viene esaltato da Paolo. Allo stesso tempo egli conia il motto: “Tutto ciò che è in vendita sul mercato mangiatelo pure, senza indagare per motivi di coscienza” (1. Cor. 10,25 ). Con questo retroscena, nessuna parola di Gesù a favore degli animali trovò più posto in questa Bibbia. Non è immaginabile che il grande Maestro del pacifismo non abbia detto niente anche riguardo alla pace nei confronti degli animali. Ma anche i quattro Vangeli non sono nati dall’oggi al domani per mezzo di un’ispirazione divina, bensì tramite scritti di autori sconosciuti, celati dietro il nome degli evangelisti. Anch’essi hanno attinto da quello che hanno sentito da altri, introducendovi i loro concetti. Si litigò per secoli su quali di questi testi diversi e contraddittori appartenessero alla Sacra Scrittura e quali no. Quando Girolamo, per incarico del Papa, compose la prima stesura completa in latino del Nuovo Testamento, le innumerevoli contraddizioni, imperfezioni e diverse possibilità di interpretazione del materiale biblico lo portarono alla disperazione. Scrisse al suo committente che il mondo a venire lo avrebbe giudicato come “falsario della Bibbia”, poiché doveva selezionare e decidere a propria discrezione cosa riteneva giusto o sbagliato e cosa fosse incompleto e dovesse essere integrato. Egli avrebbe quindi “inserito alcune cose ed alterato altre”. Tutte le testimonianze che non furono prese in considerazione e accolte nel testo ufficiale della Bibbia fanno parte dei cosiddetti “scritti apocrifi”. Questi scritti vennero in parte distrutti, in parte rimasero celati per oltre un millennio e solo negli ultimi tempi sono stati ritrovati. Nel complesso, la Bibbia dimostra di essere un’opera incompleta. Molto di ciò che ha fatto e detto Gesù di Nazareth non vi è contenuto; e non tutto ciò che vi viene “raccontato” si può prendere per oro colato. Questo vale anche riguardo a come Gesù e i Suoi discepoli consideravano il mangiare carne e la questione se il Nazareno non abbia in realtà insegnato di più su come trattare gli animali, di quanto abbia detto parlando del buon pastore che segue ogni pecora, anche nel giorno di sabato. Nel frattempo, negli scritti apocrifi si è scoperto che Egli ammonì gli uomini a non mangiare cadaveri per non venir consumati a loro volta come cadaveri. Si sa anche che Giacomo, il fratello di Gesú, era vegetariano, e diversi scrittori del secondo secolo raccontano che anche molti apostoli lo erano. Ma la chiesa ufficiale che si stava formando si attenne alla scarsa considerazione biblica degli animali presente nei testi ufficiali della Bibbia, che determinò il loro destino nei successivi 2000 anni. In base al diritto romano, gli animali venivano trattati come oggetti, quali esseri senza anima, come mezzi per raggiungere scopi umani, sottoposti ad ogni tipo di violenza da parte dell’uomo. Il piacere della carne divenne, di fatto, un dogma, e il vegetarianesimo fu considerato come un’eresia, come nel caso dei Catari che furono bruciati a migliaia nel 13. secolo, perché, quali cristiani, vivevano in modo diverso da come voleva la chiesa. Da parte della filosofia, che per secoli si è ritenuta "l’ancella della teologia“, non giunse alcun aiuto; al contrario: nel 17. secolo, il filosofo Cartesio, che fu deleterio per la storia della filosofia europea, aggravò ulteriormente la visione del mondo antropocentrica con il suo famoso detto “cogito, ergo sum” – “penso, quindi sono”. Questa frase divenne un programma di grande effetto. Riduce lo spirito al livello del cervello umano. Il resto del mondo è materia morta; un animale, non è altro che un mucchio di cellule che Cartesio paragona ad un orologio composto da rotelle e molle, i cui dolori, secondo lui, non sono altro che il cigolare di una macchina.
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